Attività

Campagna di indagini archeologiche 2022

Si è svolta nel mese di luglio 2021 la prima campagna di scavo nel Complesso dei Riti Magici (Pompei,, II, 1, 11). La ricerca sul campo si è articolata in due saggi posizionati nel giardino in prossimità del muro di cinta del complesso lungo Via di Nocera. L’area di indagine è stata selezionata anche sulla base dei risultati delle prospezioni geofisiche condotte dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dalle quali sono emersi dati interessanti sotto forma di anomalie regolari nel terreno riconducibili a probabili strutture murarie ancora interrate.

Lo scavo dei due saggi ha in effetti confermato i risultati delle prospezioni, portando alla luce le testimonianze di una sequenza di costruzioni, spoliazioni e rialzamenti di setti murari, i più antichi dei quali con lembi di intonaco ancora aderente ai paramenti. Sulla base dei piani pavimentali individuati, in cocciopesto o in terra battuta, e dei materiali ceramici rinvenuti negli strati, è stato possibile riferire tale successione strutturale ad almeno due, forse tre, fasi edilizie delle cosiddette case a schiera sannitiche, precedenti alla deduzione della colonia romana.

Campagna di indagini archeologiche 2021

Si è svolta nel mese di luglio 2021 la prima campagna di scavo nel Complesso dei Riti Magici (Pompei,, II, 1, 11). La ricerca sul campo si è articolata in due saggi posizionati nel giardino in prossimità del muro di cinta del complesso lungo Via di Nocera. L’area di indagine è stata selezionata anche sulla base dei risultati delle prospezioni geofisiche condotte dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dalle quali sono emersi dati interessanti sotto forma di anomalie regolari nel terreno riconducibili a probabili strutture murarie ancora interrate.

Lo scavo dei due saggi ha in effetti confermato i risultati delle prospezioni, portando alla luce le testimonianze di una sequenza di costruzioni, spoliazioni e rialzamenti di setti murari, i più antichi dei quali con lembi di intonaco ancora aderente ai paramenti. Sulla base dei piani pavimentali individuati, in cocciopesto o in terra battuta, e dei materiali ceramici rinvenuti negli strati, è stato possibile riferire tale successione strutturale ad almeno due, forse tre, fasi edilizie delle cosiddette case a schiera sannitiche, precedenti alla deduzione della colonia romana.

Campagna di misurazioni geofisiche 2021

Nel mese di giugno 2021 gli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Marco Marchetti e Valerio Materni, hanno portato a termini le misurazioni GPR (ground penetrating radar) nell'area del 'Complesso dei Riti Magici' (Pompei II, 1, 11-12). I risultati di tali misurazioni sembrano confermare la presenza di anomalie riferibili a strutture antecedenti l'ultima fase di vita del complesso e si configurano come una fonte di dati di grande importanza nella definizione delle aree in cui concentrare le verifiche stratigrafiche da svolgere all'interno del complesso. 

Campagna di indagini archeologiche 2020

La campagna di scavo 2020 ha consentito di raccogliere ulteriori informazioni sull'organizzazione di questo settore urbano e sulla storia edilizia dei Praedia. Due saggi (SAS 4 e SAS 5) sono stati aperti in continuità con l'area indagata nello scorso anno (SAS 3), nell'area centrale dell'hortus (giardino coltivato). I due sondaggi stratigrafici hanno confermato la presenza di una estesa struttura muraria, orientata in senso Nord-Sud e spoliata al momento della realizzazione del grande giardino. È tuttavia dubbio se si tratti del muro di delimitazione di una delle due insulae (isolati) che, secondo la ricostruzione proposta negli anni '90, avrebbero occupato quest'area prima della realizzazione dei Praedia. Non è invece emersa nessuna traccia del presunto percorso viario che avrebbe diviso le suddette insulae e che sarebbe stato in seguito soppresso per lasciare spazio al grande hortus. Dati importanti sono inoltre quelli restituiti da due ulteriori saggi stratigrafici (SAS 5 e SAS 7) realizzati a ridosso della domus ad atrio tuscanico dei Praedia. Lo scavo in questi settori ha consentito di mettere in luce un complesso sistema di canalette, canali e cisterne, in parte anteriori alla realizzazione del complesso di proprietà di Iulia Felix, in parte verosimilmente utilizzati per l'irrigazione del giardino. Se da un lato tali scoperte forniscono nuovi importanti elementi per la ricostruzione del sistema di gestione delle acque in questo punto della città, dall'altro esse consentono di guardare sotto una luce nuova all'hortus dei Praedia, e di rivalutarne la funzione come spazio produttivo piuttosto che come luogo ameno e di otium.

Campagna di indagini archeologiche 2019

La campagna di indagini archeologiche si è inizialmente concentrata in due saggi (SAS 1 e SAS 2), collocati laddove le misurazioni geofisiche indicavano le anomalie potenzialmente più interessanti, rispettivamente nell’area centrale e sud-orientale del giardino (II, 4, 9). Nella fase avanzata della campagna è stato aperto un terzo saggio (SAS 3) nella parte nord-ovest del giardino, in prossimità di uno degli interventi di scavo realizzati da C.C. Parslow negli anni Novanta del secolo scorso.

Nonostante le difficoltà legate alle vicende che hanno coinvolto l’area dei Praedia in epoca moderna e che sono risultate evidenti fin dalla fase di misurazioni geofisiche, è stato infatti possibile individuare le tracce di attività di coltivazione e piantumazione che dovettero caratterizzare la porzione orientale dell’hortus dei Praedia in un momento anteriore all’effettiva realizzazione del complesso di proprietà di Iulia Felix. Accanto a ciò, le ricerche future dovranno approfondire il quadro delle conoscenze sui pur lacunosi resti strutturali individuati a sud della latrina del balneum, con l’obiettivo di meglio definire, sia architettonicamente che cronologicamente, le fasi edilizie che contraddistinsero questa parte della città precedentemente alla realizzazione del complesso dei Praedia.

Misurazioni geofisiche 2016-2018

Tra gli interrogativi emersi dalle ricerche condotte nel corso degli anni Novanta dello scorso secolo nei Praedia Iuliae Felicis, uno risultava particolarmente urgente, ossia la possibilità che l’insula attualmente occupata dai Praedia fosse in origine divisa in due isolati di dimensioni inferiori, occupati da più domus. Una di queste abitazioni, databili almeno ad età repubblicana, sarebbe stata in seguito inglobata all’interno della proprietà di Iulia Felix nel momento in cui, tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C., si procedette all’unificazione dei due lotti e alla realizzazione del complesso nella forma in cui si presenta ancora oggi.

Al fine di verificare tale punto, e prima di procedere alla realizzazione di puntuali verifiche stratigrafiche, si è pertanto deciso di effettuare una serie di misurazioni geofisiche nell’hortus dei Praedia, con l’obiettivo di evidenziare eventuali anomalie in grado di meglio indirizzare la ricerca. Nel mese di dicembre del 2016 e nell’aprile del 2018 gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e di Vulcanologia (INGV) hanno effettuato due campagne di prospezioni geomagnetiche e georadar. Le misurazioni del gradente geomagnetico hanno consentito di ipotizzare la presenza di elementi di natura ferrosa nel settore centro-meridionale dell’hortus dei Praedia, a poche decine di centimetri sotto il piano di campagna attuale. Tali elementi sembrano aver totalmente obliterato eventuali altri segnali magnetici di minore intensità. La circostanza ha dunque suggerito di applicare un secondo metodo di misurazione (GPR=Ground Penetrating Radar) al fine di verificare ulteriormente la possibile esistenza di anomalie di natura antropica al di sotto dell’attuale piano di campagna dell’hortus. A profondità diversa il georadar ha evidenziato alcune tracce con andamento rettilineo, orientate sia in senso nord-sud che est-ovest, e che risultavano apparentemente allineate le une alle altre. Sebbene la consistenza e l’intensità del segnale fosse assai variabile, si è ritenuto di procedere ad alcune puntuali verifiche stratigrafiche, individuando settori particolarmente significativi.